Dunkirk – Sopravvivere a se stessi

“Ben fatto, ragazzi, ben fatto”

“Ma siamo solo sopravvissuti!”

“E ti sembra poco?”

Dunkerque, maggio 1940: i tedeschi circondano e intrappolano l’esercito nemico e i suoi alleati inglesi sulle spiagge. Migliaia di soldati davanti all’immensità del mare, senza via di fuga.

è questa la storia, quella vera, che Nolan ci racconta. Solo acqua, terra e cielo. Una settimana, un giorno, un’ora. Diverse angolature temporali: stesse navi, stessi aerei, stessi uomini. Pochi dialoghi, quasi nulla a narrare il lato silenzioso della guerra: solo spari, solo il rombo degli aerei, il rumore delle onde della marea che cambia, quel suono soffocato dei polmoni che si riempiono d’acqua nel disperato tentativo di cercare aria lì dove non arriva. Nessuna strategia, solo i respiri ravvicinati e rotti, il battito del cuore che aumenta e quello che cessa di esistere di un soldato che sceglie di lasciarsi abbracciare dal mare per l’eternità.

Nessuna vittoria, nessuna sconfitta: solo una nazione che sopravvive. Non al nemico, non agli attacchi aerei, al fuoco nemico ma a se stessi, al lato oscuro del respiro. Quello di Nolan non è una storia di disperazione e morte, ma la storia dell’unica vera vittoria dell’uomo: la scoperta della fraternità nel cuore di una guerra che sta lentamente e inesorabilmente distruggendo ogni cosa. Storia di speranza, di quella piccola scintilla che resiste, che ci fa ancora avere fiducia negli uomini. Quel “non siamo tutto da buttare”. L’amore che rimane, anche se in fondo, anche se per ultimo, anche se trattato con diffidenza. L’amore per l’altro che non demorde, che non si ferma, che è un dovere prima di essere un diritto. L’amare perché tu sei me e io sono te. Perché tu sei umano. Perché tu avresti dovuto fare lo stesso per me e con me. Nel cuore della guerra la vittoria dell’uomo che si scopre tale, la vittoria di pescherecci di civili che vanno a riprendere i propri figli per riportarli a casa.

“It’s not fair.”

Un film che dopo quasi ottanta anni vuole ricordarci che non siamo ancora annientati, che non è giusto e lo sappiamo, per questo continuiamo a lottare.  Anche se per la politica non siamo niente più che numeri, anche se basta salvarne solo 30.000, noi non siamo sconfitti. Forse stanchi, affamati, terrorizzati ma non spenti. Un film che dopo quasi ottanta anni ci ricorda che i nostri sono 335.000 cuori che battono.

Un film su cui c’è molto da dire e ancora di più da non dire, da sentire e basta.

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